La Storia

CENNI STORICI

Parlare di tarsia a Sorrento, significa parlare della storia della città e della Penisola.L’arte dell’intarsio consiste nel tagliare e assemblare piccoli pezzi di legno sagomati per riprodurre mosaici, motivi ornamentali e figure. La tradizione popolare fa risalire l’origine dell’intarsio sorrentino all’epoca dei monaci Benedettini, tra il XIV ed il XV secolo, residenti presso il monastero di S.Agrippino in Sorrento, Monastero di cui Sant’Antonino, Santo Patrono della città di Sorrento, fu nominato Abate nel 618 d.C. I monaci eseguivano lavori di intarsio ed intaglio presso il loro laboratorio usando specialmente legni di produzione locale quali il noce, il limone, l’arancio. Gli artisti, accostando pezzi di legno con tonalità e sfumature differenti, realizzavano falsi armadi con dentro nature morte, finestre illusorie che lasciavano intravedere inquadrature e vedute prospettiche, finte nicchie che ospitavano santi, personaggi religiosi e figure allegoriche. I primi maestri ebanisti possono essere senz’altro considerati Antonino Damora, Michele Grandville e Luigi Gargiulo ed una influenza certa al loro lavoro, è venuta dai vicini scavi di Pompei ed Ercolano e dalla pittura Napoletana dell’800. Grazie a Damora, Grandville e Garglulo nella prima metà del XIX secolo, complice anche il grande afflusso turistico in penisola sorrentina ricollegato alla moda del Grand Tour, l’intarsio divenne uno dei pilastri dell’economia locale. Senza dubbio una buona dose del successo è dovuta al fatto che, lavorando in un ben noto centro di villeggiatura, i primi maestri ebanisti ebbero la possibilità di sottoporre la loro produzione all’attenzione di una grande quantità di persone provenienti da tutta Europa. Con il passare del tempo, la tradizionale tecnica della tarsia sorrentina, consistente nell’accostare legni aventi diverse sfumature per creare effetti cromatici e prospettici, anche grazie alla tecnica della “bruciatura”, veniva perfezionata dal metodo della “ritoccatura” cosiddetto “ricaccio”, ovvero l’uso dell’inchiostro di china e di leggere sfumature ad acquerello per sottolineare il disegno, tipico della tarsia francese. Altro procedimento che modificò la vecchia tecnica nella seconda metà dell’800, fu l’utilizzo di legni colorati artificialmente. In questo modo si riusciva a soddisfare una committenza dal gusti sempre più moderni ed innovativi.Fino agli anni ’90 la tarsia sorrentina era fonte di lavoro e sostentamento per circa 200 famiglie. Solo nel centro storico di Sorrento erano attivi una decina di laboratori aventi ciascuno 10 – 20 operai ed esistevano, inoltre, una ventina di botteghe minori concetrate sopratutto in Via Fuoro ed in Via San Nicola. A questi si aggiungevano molti lavoratori, ed anche lavoratrici, a domicilio, traforatori, ricacciatori, tornieri, che partecipavano alle varie fasi di produzione degli oggetti intarsiati.
Dopo aver attraversato un periodo di crisi, dovuto principalmente all’ingresso sul mercato di prodotti fabbricati in serie, l’ intarsio sta rifiorendo grazie a politiche di rilancio del prodotto, al riaffermarsi del prodotto fatto interamente a mano e grazie anche a giovani artigiani attenti ad adeguare la loro arte alle nuove tendenze.

 

Unione Artigiani Intarsio Sorrentino

di Antonino Cuomo

Tra le forme espressive d’arte che caratterizzano la storia della Penisola Sorrentina, è essenziale annoverare la Tarsia che affonda le sue radici nei monasteri benedettini del lontano Medioevo.
Quest’abile pratica di riprodurre disegni sagomando e assemblando insieme piccole sfoglie di legname locale quale noce, limone e arancio, ha subito nel corso del tempo numerosi mutamenti, senza mai abbandonare le tecniche tramandate dai predecessori.
Oggi la tradizione dell’intarsio sorrentino su legno viene promossa da una serie di artigiani spinti dal desiderio di dare nuova vita ad un’arte tanto preziosa quanto fragile e antica che non può correre il rischio di estinguersi.
A tale scopo nascel’ “Unione Artigiani Intarsio Sorrentino”, desiderosa di sviluppare Tarsia ed Ebanisteria, avvicinandole alle richieste di un mercato
sempre piú esigente ed in continua evoluzione. Inoltre, un altro obiettivo fondamentale, è quello di favorire la formazione e l’inserimento dei giovani, che intendono proseguire tale attività, attraverso percorsi formati vi organizzati in collaborazione con gli istituti scolastici. In tal modo, presente e passato si fondono in un progetto di rilancio della Tarsia Sorrentina, per costruire le basi ad un futuro nel quale non verrà dimenticata un arte che ha determinato laricchezza economica e storica della città di Sorrento.